Acqui Terme - Piazza Bollente 062

La storia delle Terme di Acqui

Acqui fin dalle origini ha come elemento dominante nel proprio destino l’acqua: quella fumante, s’intende, ricca di proprietà terapeutiche, che sgorga nel centro della città e di là del Bormida, ai piedi di Monte Stregone.

Il suo nome antico, “Aquae Statiellae”, allude alla dovizia di fonti termali, le stesse ricordate durante il loro primigenio splendore da Plinio il Vecchio e da Strabone.

Più dell’etimo e della letteratura, però, il passato delle terme acquesi s’erge monumentale nelle residue strutture dell’acquedotto del I sec. d.C.: quegli archi e tratti di condotto che un tempo portavano l’acqua del torrente Erro ad alimentare, oltre a fontane pubbliche e private, soprattutto le piscine dei complessi termali.

Al riguardo, recentemente è stata restaurata e resa visitabile una vasta piscina gradonata appartenente ad un grande impianto romano prossimo all’Hotel “Nuove Terme”; mentre di un’altra importante struttura “balneare”, rinvenuta nel secolo scorso sotto l’area del tempietto neoclassico di Piazza Bollente, è visibile in quel sito parte del pavimento a mosaico che riportava i nomi dei committenti.

Si riferiva sicuramente a questo complesso termale il longobardo Paolo Diacono quando alla fine del VIII secolo, nella sua “Historia”, ricordava Acqui come “…ubi aquae calidae sunt…”, allo stesso modo del vescovo di Cremona Liutprando che nel Novecento, pur in momenti oscuri d’incursioni saracene, identificava la Città con l’area termale della Bollente.

Con i cambiamenti epocali seguiti all’anno Mille e la formazione del Comune acquese si avrà pure per le strutture termali un rinnovo: la loro rinascita in un ambiente storico del tutto mutato.

Risale infatti alla fine del Millecento l’estensione, da parte del Comune, delle mura intorno alla “Bollente” e lo scavo della grande piscina a gradoni o bagno pubblico che ha conferito per secoli l’aspetto e il nome medesimo alla piazza.

Alla fine del Medioevo, poi, verso il 1480, grazie ai lavori edilizi promossi dal Cardinale Teodoro, fratello del Marchese Guglielmo VIII di Monferrato, le strutture termali di là da Bormida inizieranno quello sviluppo che nel corso del XVI secolo le porterà a soppiantare completamente quelle cittadine.

Si giungerà così al Seicento, epoca in cui in città rimarranno in funzione solo alcuni bagni, mentre gli impianti di là da Bormida, progressivamente ingranditisi sino a giungere a cento e più camerini, nel 1687, dopo una rovinosa frana, verranno completamente riedificati a spese del Duca di Mantova nelle forme che – nonostante le modifiche operate nei secoli – costituiscono tuttora l’ossatura dell’Hotel “Antiche Terme”.

Il progetto della “Regia fabbrica”, opera dell’architetto casalese Giovanni Battista Scapitta, con la sua organizzazione spaziale a quadrilatero porticato attorniante la piscina a cielo aperto, avrà un carattere potentemente innovativo sull’architettura termale non unicamente italiana, ma addirittura europea, la quale solo nella prima metà del Settecento – innanzi tutto, a Bath, a Vichy e a Plombieres – presenterà soluzioni altrettanto organiche e funzionali.

Con il procedere del tempo la suddetta “fabbrica” e l’area circostante saranno oggetto di diversi interventi. Il principale avverrà nel 1789, quando l’architetto Giovanni Battista Ferroggio porterà ad esecuzione il vecchio progetto di separare gli impianti e gli alloggiamenti dei militari con la costruzione di una nuova fabbrica in adiacenza di quella scapittiana.

La prospettiva settecentesca di rendere la città termale luogo di completa rigenerazione psicofisica e non solo di cura, già implicita nella separazione degli impianti per militari da quelli civili, proseguirà nel 1826/’27 ad opera di Re Carlo Felice con l’erezione di una prima “casa pel ricovero de’ poveri” e, quindi, con l’aggiunta di due ali alla fabbrica Regia e la completa ridefinizione dei giardini all’interno e all’esterno della medesima.

La separazione delle terme “dei poveri” dalle “Antiche” troverà una sistemazione definitiva ed estremamente innovativa con l’erezione, nel 1847, del cosiddetto “Carlo Alberto” ad opera dell’ingegnere Lorenzo Gianone. Lo stesso Carlo Alberto, poi, sarà il promotore del ponte sul Bormida – terminato nel 1850 – , fondamentale collegamento con la città, che nel suo sviluppo urbanistico tardo ottocentesco crescerà proprio lungo l’asse viario (Corso Bagni) creato con l’erezione del ponte.

ghnt termeAll’apice di questo tracciato, infatti, subito fuori le vecchie mura, ove è l’attuale Piazza Italia, nei decenni 1870/’80 sorgeranno e prenderanno lentamente forma l’Albergo “Nuove Terme” e i suoi impianti; l’altro polo termale d’Acqui, da secoli negletto – nonostante il grande progetto napoleonico d’utilizzo a scopi curativi dell’area di San Francesco – , tornerà così rinvigorito a risplendere e ad affiancare, com’è tuttora, l’area termale d’Oltrebormida. Premessa a questa rinascita sarà nel 1868 il passaggio delle Terme dal Regno al Comune di Acqui, rappresentato dalla figura del suo più grande uomo politico, il futuro Senatore Giuseppe Saracco. Dopo ciò, nel 1879 verrà inaugurato un primo Stabilimento di cura, completato nel 1881 per quanto concerne la parte alberghiera. Il progetto di questo primo cantiere, comprendente il fronte verso l’attuale Piazza Italia, poi radicalmente modificato nel 1930, e quello lungo Corso Bagni, sarà firmato dagli ingegneri Malvani, De Bernardi, Ferrari e Ceruti. Un secondo cantiere diretto dall’ingegnere Mario Vicari porterà nel 1889 al completamento degli interventi con l’erezione di un organico ed elegante nuovo Reparto di cure aggettante verso il giardino interno delle “Nuove Terme”.

Con l’avvento degli anni Trenta del secolo scorso, su impulso del concessionario termale Ambrogio Michetti, le Terme di Acqui conosceranno un periodo di notevole crescita strutturale.

Infatti, tra la fine del 1929 e il 1930 verrà ristrutturato il fronte verso la piazza dell’Hotel “Nuove Terme” e si ricostruirà il Reparto cure dello stesso stabile, reparto che è quello attualmente in uso. Nello stesso giro di anni in zona “Bagni” verrà eretto il Kursaal; nel 1931 in poco più di due mesi si costruirà il nuovo Reparto di cure “Regina”, in uso tuttora; nel 1932 la grande piscina all’aperto, originariamente dotata di acqua termale; nel 1934 si interverrà all’interno dell’Hotel “Antiche Terme” per erigere una nuova grande “Hall”; infine, nel 1938 si costruirà a fianco del Reparto cure l’Albergo “Regina”.

Al culmine di questo importante periodo, nel 1939, le Terme di Acqui verranno nuovamente demanializzate e solo recentemente, nel 1998, ritorneranno ad essere pertinenza amministrativa del Comune di Acqui e, soprattutto, della Regione Piemonte, i quali inizieranno una generale opera di rinnovo del patrimonio immobiliare dell’Azienda che, pur essendo tuttora in atto, hanno condotto in pochi anni alla completa ristrutturazione e ampliamento dell’Hotel “Nuove Terme”, alla nascita di un grandioso padiglione del Reparto “Regina” dedicato al fitness termale e all’elevazione di un piano di quest’ultimo reparto, con la conseguente creazione di nuovi ed eleganti spazi d’utilizzo per cure e visite mediche.

fango terme Oggi le Terme di Acqui offrono una vasta serie di trattamenti curativi presso i 2 stabilimenti, le Nuove Terme in centro città (aperto tutto l’anno) collegato con il storico Grand Hotel che dispone di un moderno centro benessere con piscina di acqua termale, e lo stabilimento curativo Regina in zona Bagni (aperto da aprile a novembre) checomprende albergo e beauty farm.

 

 

Le cure termali principali sono:

  • la fangoterapia con bagni terapeutici indicata per curare l’osteoartrosi ed altre forme degenerative , i reumatismi extra-articolari;
  • le cure inalatorie indicate per che soffre di sinusite cronica, faringolaringiti, rinopatia vasomotoria; cure per la sordità rinogena, otiti catarrali croniche, stenosi tubariche;
  • malattie delle vie respiratorie, sindromi rinosinusistiche-bronchiali croniche, bronchiti croniche;
  • malattie ginecologiche, sclerosi dolorosa del connettivo pelvico,; malattie vascolari, postumi di flebopatie di tipo cronico
  • Un centro estetico che offre una vasta e ottima scelta di trattamenti per il viso e per il corpo.

 

Citazioni e letteratura scientifica

I primi autori a trattare o a citare le acque termali del nostro centro sono, ancora nell’Antichità, Strabone e Plinio il Vecchio. Soprattutto quest’ultimo si sofferma a specificare le virtù terapeutiche delle acque che, come per Pozzuoli in Campania o Aix in Provenza, avrebbero costituito la ragione della nascita di “Statiellas in Liguria”, ossia della nostra città.

In epoca altomedioevale, nonostante l’avvenuto crollo della civiltà romana e con essa dell’attività termale, nella pur diffusa carenza di documentazione emergono la citazione di Paolo Diacono, storico della gente longobarda vissuto a cavallo tra i secoli VIII e IX, che nella sua “Historia” indica Acqui come “ubi aquae calidae sunt”, e quella del vescovo di Cremona Liutprando, che nella seconda metà del X secolo identifica la Città con le sue terme, ossia con il complesso termale che era in piazza Bollente e di cui ci ha lasciato una succinta descrizione.

In età comunale, tra fine Millecento e inizi Duecento, come già accennato, le antiche strutture termali acquesi circostanti la fonte “Bollente”, tornate d’interesse terapeutico, verranno rinnovate pur in un ambiente storico completamente mutato rispetto all’epoca romana. Infatti, relativamente a queste terme, la tradizione letteraria iniziata nella prima metà Trecento dai cronisti enciclopedici Benzo d’Alessandria e Fra Jacopo d’Acqui parlerà concordemente di una grande vasca gradonata a cielo aperto in cui si bagnavano malati d’ogni genere, anche lebbrosi, mentre vicino, in una promiscuità tipicamente medievale, s’avvicendavano a sfruttare la fonte calda lavandaie, barbieri, macellai, tosatori, panificatori e altri artigiani della città.

Per il secolo XIV si può ancora menzionare la citazione letteraria di Guido Cavalcanti; poi, con l’avvento del Quattrocento e il diffondersi sull’onda dell’Umanesimo di una maggior attenzione per il mondo Classico, le nostre cure termali, abitualmente praticate dai Marchesi di Monferrato, oltre che dai Marchesi di Saluzzo, d’Este e dai Gonzaga, verranno descritte e per quei tempi scientificamente indagate dal fisico ferrarese Michele Savonarola e, soprattutto, verso il 1425, nel suo “De balneis civitatis Aquensis…”, da Antonio Guainerio, medico del Marchese Gian Giacomo di Monferrato e prima ancora di Filippo Maria Visconti.

Nel secolo successivo, il Cinquecento, le terme di Acqui saranno citate da Fra Leandro Alberti, da Andrea Baccio da Sant’Elpidio, da Giovanni Botero, mentre verranno dettagliatamente descritte nel 1552 nell’opera di Bartolomeo Viotto, fisico dell’Università di Torino. Da quest’ultimo trattato, come dagli scritti precedenti del Savonarola e del Guainerio, emerge che fino alla metà del XVI secolo le cure termali acquesi praticate entro il concentrico della città, presso la fonte Bollente, erano essenzialmente costituite dall’idropinoterapia, da bagni, da doccie e da stufe, mentre la lutoterapia era effettuata unicamente nei laghi d’Oltrebormida, con i fanghi naturali ivi contenuti.

Per quanto concerne il Seicento, o meglio gli inizi di questo secolo, si ricordano: il “Trattato dei Bagni della Città d’Acqui in Monferrato…”, dato alle stampe nel 1606 dal Medico Simone Antonio Leveroni da Fossano, e il “De balneis et lutis Aquensibus…”, opera del Medico acquese Aurelio Scassi stampata nel 1612.

Dopo di loro, nel corso dei secoli XVII e XVIII, più di un autore parlerà intorno alle nostre terme – da fine Cinquecento ridottesi ormai ai soli impianti dei Bagni d’Oltrebormida -: tra essi, soprattutto, merita di essere ricordato Vincenzo Malacarne per il suo “Trattato sulle Regie Terme Acquesi”, dato alle stampe nel 1778 e importante, oltre che per la lucidità dell’apporto medico, anche perché fotografa la situazione delle cure negli impianti d’Oltrebormida (riedificati dai Duchi di Mantova nel 1687) prima del grande sviluppo dato a tali strutture dai Savoia tra la fine del Settecento e la metà del secolo successivo.

L’Ottocento inizia significativamente con il breve studio, datato 1807, dell’Ispettore francese degli Ospedali Militari Jean Charles Lesne “sulla Città d’Acqui” “e le sue acque termali”; cui seguono alcuni saggi scientifici, indaganti aspetti chimici legati alle acque, e veri e propri volumi monografici sulle Terme di Acqui che assumeranno gradualmente la tipologia di guide per il bagnante; tra questi ultimi si ricordano: L. Granetti, “Cenni sulle Terme di Acqui”, Torino 1841; Padre I. Ratti, “Le Regie Terme di Acqui”, Milano 1844; G. Lavezzari, “Guida ai Bagni d’Acqui…”, Acqui 1869; P. Schivardi, “Giuda ai Bagni d’Acqui”, Milano 1873; e D. De Alessandri, “Acqui le sue Terme e i suoi dintorni”, Acqui 1888. Quest’ultimo autore, nonché Direttore Sanitario delle terme acquesi, è il primo a descrivere il nuovo Stabilimento termale aperto nel 1879 nel centro della città, ossia le attuali “Nuove Terme”.

Con il XX secolo prosegue la produzione a carattere scientifico divulgativo e turistico delle “guide per il bagnante”, tra le quali emergono per interesse quelle di F. Meda, “Le Terme di Acqui. Le loro vicende. I loro problemi”, Acqui 1916, e quella a maggior impronta sanitaria di S. Pisani, “Le Terme di Acqui”, Firenze 1927. Nello stesso tempo, conforme all’approfondirsi e al diffondersi generale di studi di Reumatologia e di Idrologia Medica, le nostre Terme e l’attività terapeutica in esse svolta cominciano a divenire oggetto di una saggistica specifica che assume il carattere di una vera e propria produzione scientifica di alto profilo dopo l’istituzione nel 1929 di un Comitato di consulenza scientifica, composto dai maggiori Clinici delle Università italiane, e la contemporanea fondazione del “Centro di Studi di Reumatologia e di Fangoterapia”: istituto fornito di “modernissimi laboratori d’analisi, radioscopia e elettrocardiografia” e presieduto dal Prof. Mario Donati, Direttore della Clinica Chirurgica della R. Università di Torino, e dal Prof. Ferdinando Micheli, Direttore della Clinica Medica della R. Università di Torino. Da questo momento e soprattutto nel corso dei decenni immediatamente seguenti, si svilupperà una serie di studi basati su indagini di laboratorio ed epidemiologiche che porteranno le firme prestigiose di autori quali: M. Comel, A. Bich, M. Pescarmona, A. Robecchi, F. Quaglia, P. Farneti, P. Mascherpa, T. Galli, V. Bianchi e, da ultimo solo cronologicamente, il Prof. Guido Ricci, Direttore Sanitario delle Terme d’Acqui fino al 1998. Lo stesso Prof. Ricci darà grande impulso nel corso di più di tre decenni di attività termale alle “Giornate Cardio-Reumatologiche Acquesi”: evento tuttora di risonanza nazionale che avendo visto la luce nel 1951 risulta prioritario nella storia del Termalismo italiano.

Per chiudere nel segno della continuità questa breve rassegna sulla letteratura scientifica (e non) relativa alle Terme di Acqui, è dell’anno appena trascorso, il 2006, la realizzazione di una approfondita ricerca sperimentale condotta dal Prof. P. C. Braga, Direttore del Centro di Farmacologia Respiratoria della Facoltà di Medicina dell’Università di Milano, sugli effetti antiossidanti che l’acqua sulfurea della nostra fonte “Acqua marcia” esercita sui neutrofili respiratori.